Oggi è una giornata lavorativa
come tante altre, mi appresto a guadagnarmi il mio consueto tozzo di pane.
Siamo nell’intervallo di
mezzogiorno, cerco un self-service per poter mangiare qualcosa, ve ne uno che è
abbastanza buono, e li mi dirigo, posteggio la mia macchina, e come al solito
un –vu cumprà ti si affianca per venderti i suoi piccoli oggetti. Gli fai la
faccia scura per scoraggiarlo ad avvicinarsi, ma lui non si da per vinto.
Ti offre a piene mani tutto ciò
che ha nella piccola cassetta, proponendoti sconti eccezionali. Gli compro il
solito elefantino portafortuna, e questo dopo una serrata trattativa sul
prezzo.
Normalmente questi ragazzi
vengono dall’Africa, un po’ per curiosità e un po’ perché avevo tempo da
perdere, gli chiesi: come ti chiami? Thomas, mi rispose.
Perché sei qui?
Thomas si fece serio; sono un
rifugiato politico, il mio paese e soprattutto il mio villaggio, è infestato da
feroci mercenari, pronti a qualsiasi scempio, bruciano capanne, violentano
donne, ci uccidono come se fossimo delle bestie. Io sono fortunato riuscii a
fuggire. Il racconto mi aveva colpito, ed ero disposto ad acquistargli tutta la
sua piccola merce, a patto che mi raccontasse la sua storia.
Thomas si appoggiò ad una
macchina, e con lo sguardo fisso nel vuoto iniziò.
“Il mio villaggio, è situato in
riva di un grande fiume, che a noi serve per spostarci in altri villaggi, al
confine abbiamo la foresta, molti di noi sono abilissimi cacciatori, altri
vivono di pesca, e altri ancora lavorano il legno per i suvenir dei turisti, e
questo è durato per tanti anni, finche
un giorno per motivi a noi sconosciuti, ci siamo trovati invasi da questi
terroristi senza scrupoli, che mettevano a ferro e fuoco i nostri villaggi.
Il terrore viveva con noi,
nessuno alzava un dito per evitare questi genocidi. Ma un giorno un ragazzino
di nome Rafhael, aveva circa 10 anni, figlio di cacciatori, aveva la passione
degli animali, ma non per cacciarli ma per curarli, e tutti i giorni entrava
nella foresta per curare queste creature ferite o bisognose di cure.
I suoi genitori lo presero per
pazzo, ma lo lasciarono fare.
Thomas, ad un tratto fece una
pausa, dai suoi occhi incominciarono a scendere le lacrime.
Il suo sguardo era impietrito,
come se vivesse di nuovo questa forte emozione. Poi si riprese, e prosegui il
racconto. “un giorno verso il tramonto, incontrai Rafhael che si dirigeva verso
la foresta, era allegro, sprizzava gioia da tutte le parti, mi salutò con un
bel sorriso e se ne andò. Passarono pochi minuti, un gran botto, corsi verso
quella direzione e con me la gente del villaggio. La scena era straziante
Rafhael aveva messo il piede su una mina anticarro, del suo corpicino non ne
rimase traccia.
Passarono giorni il villaggio non
se ne dava pace, gli animali abituati alla sua presenza, venivano alla sua
capanna e lì sostavano.
Vi fu un temporale potente, il
fiume si ingrossò, fulmini, saette, diedero sfogo alla loro potenza, la gente
rimase rinchiusa nelle loro capanne, e finalmente il temporale passò.
Nel cielo si formò un grande
arcobaleno, lo spettacolo era meraviglioso, eravamo tutti con gli occhi rivolti
al cielo, dall’arcobaleno scese un raggio di luce così potente che formò una
scala luminosa.
Una figura vestita di bianco
incominciò a scendere, era Rafhael, con
il suo sorriso, tranquillizzò tutti i cuori dei presenti, e si avviò verso la
foresta seguito dai suoi animali.
La leggenda vuole che in quel pezzo di
foresta, gli animali convivono in pace come nel giardino dell’Eden, e Rafhael s’è
messo a loro protezione.
Rimasi sbalordito da questa
semplice e commovente storia, Thomas era stato molto bravo a raccontarla, le
aveva dato colore ad ogni particolare, vivendo le stesse emozioni. Thomas mi
diede la mano e mi disse: ciao.
Passarono giorni, il racconto
passava continuamente nella mia mente. Ma una mattina al mio risveglio, guardai
le montagne baciate dal sole, in lontananza vidi una bianca colomba che veniva
verso di me, in bocca aveva un piccolo ramoscello d’ulivo, mi commossi, era un
messaggio di pace del piccolo Rafhael, ora Angelo nero..
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